La parodontite è una malattia cronica che colpisce i tessuti di sostegno del dente – gengive, cemento radicolare, legamento parodontale e osso alveolare – e che, se non trattata, può portare alla perdita dei denti stessi. Il primo approccio alla malattia del parodonto è sempre la terapia causale non chirurgica, ma in alcuni casi potrebbe non essere sufficiente. Per questo, a seconda delle condizioni cliniche, possiamo valutare la chirurgia parodontale.
Quando è indicata la chirurgia parodontale?
Dopo il completamento della terapia causale, facciamo una rivalutazione delle tasche parodontali. L’indicazione alla chirurgia parodontale è la presenza di tasche residue con profondità superiore a 5 mm: se permangono dopo la levigatura delle radici, dobbiamo necessariamente accedere in modo diretto ai tessuti per poterli trattare e rimuovere l’infezione.
Invece, in presenza di tasche residue di 4-5 mm, possiamo procedere con la ristrumentazione, cioè la ripetizione della terapia causale.
Quali sono i requisiti per accedere alla chirurgia parodontale?
Per procedere con la chirurgia parodontale sono indispensabili alcuni requisiti, che prevedono la collaborazione di paziente e specialista:
- l’igienista deve completare correttamente la terapia causale e deve verificarne i risultati,
- il paziente deve rispettare il protocollo di mantenimento con le sedute periodiche di igiene professionale,
- il paziente deve mantenere una buona igiene orale domiciliare, verificata e consolidata nel tempo, e deve intervenire sugli eventuali fattori di rischio modificabili, ad esempio evitando il fumo e controllando il diabete mellito.
Se questi requisiti non vengono rispettati, se la persona non riesce a curare l’igiene orale quotidiana in modo adeguato, non possiamo valutare la soluzione chirurgica.
Anche per questo motivo, la chirurgia parodontale non deve essere intesa come extrema ratio da adottare quando i tentativi precedenti si sono rivelati inefficaci. Anzi, è una possibilità di cura ulteriore – specifica per determinate indicazioni cliniche – riservata in esclusiva a pazienti che si sono mostrati collaborativi e scrupolosi nel seguire le indicazioni dell’odontoiatra. L’alleanza medico-paziente è indispensabile per la salute del parodonto.
Le tecniche chirurgiche per la malattia del parodonto
A seconda del tuo caso specifico, possiamo scegliere fra tre tecniche chirurgiche. La tecnica adeguata dipende dalla profondità dei difetti e dalla condizione dei tessuti. In ogni caso, l’obiettivo è sempre lo stesso: chiudere le tasche e raggiungere la stabilità parodontale, vale a dire rendere la malattia del parodonto inattiva.
Chirurgia conservativa
La chirurgia conservativa consiste nell’apertura di un lembo gengivale che permette al chirurgo di accedere alle zone non raggiungibili dall’igienista durante la terapia causale, rimuovere i depositi batterici residui e pulire accuratamente le superfici radicolari. Al termine dell’intervento il lembo viene riposizionato e suturato.
Chirurgia resettiva
La chirurgia resettiva segue la stessa procedura della conservativa – apertura del lembo e pulizia approfondita – con l’aggiunta della correzione dell’anatomia dell’osso o della gengiva. L’obiettivo è eliminare le tasche residue modificando il profilo dei tessuti, per rendere più facile il controllo della placca nel tempo.
Chirurgia ricostruttiva
La chirurgia ricostruttiva – talvolta chiamata anche chirurgia parodontale rigenerativa – è indicata in presenza di difetti infra-ossei profondi. In questi casi, dopo la pulizia della zona interessata, utilizziamo dei biomateriali per favorire la ricostruzione dei tessuti persi a causa della malattia. In alcuni casi è possibile eseguire la chirurgia rigenerativa con tecnica flapless, cioè senza aprire un lembo, accedendo ai difetti in modo ancora meno invasivo.
Il mantenimento dopo la chirurgia
Come tutte le malattie croniche, la parodontite richiede una terapia di supporto costante nel tempo, anche dopo la chirurgia: sedute periodiche di igiene professionale, controlli regolari e una cura quotidiana dell’igiene domiciliare.
Senza rispettare il protocollo di mantenimento, qualsiasi terapia – chirurgica o meno – rischia di fallire, con una possibile recidiva della malattia o la progressione delle tasche. La chirurgia è un passo importante, ma è il mantenimento che ne determina il successo nel tempo.
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